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RIFLESSIONI E PREGHIERE IN PREPARAZIONE ALLA FESTA

 DELLA BEATA MARIA DOMENICA BRUN BARBANTINI

(22 maggio 2011)

 

Primo giorno (con l'Introduzione)

Secondo giorno

Terzo giorno

Quarto giorno

Quinto giorno

Sesto giorno

Settimo giorno

Ottavo giorno

Nono giorno

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE (si legge nel primo giorno, 13 maggio):

Nel nostro desiderio di conoscere di più la Beata Maria Domenica Brun Barbantini la cui intercessione abbiamo implorato e continuiamo ad implorare, vogliamo unirci alle sue figlie spirituali, le Suore Ministre degli Infermi di San Camillo, nella loro preparazione alla sua festa il 22 maggio.

Breve cenno biografico

Maria Domenica, secondogenita di 7 figli, nacque a Lucca il 17 gennaio 1789 ai genitori che la educarono secondo i principi cristiani. La sua infanzia e fanciullezza trascorsero serene, sotto la guida della mamma, donna religiosa e saggia. Crebbe buona e devota. All’età di 12 anni, perdette il padre. Fu il primo duro colpo, che incise sull’animo dell’adolescente Maria Domenica. Ella si dedicò ad aiutare la mamma nell’accudire i fratelli, dei quali alcuni ancora in tenera età.

All’età di 22 anni, Maria Domenica il 22 aprile 1811 sposò Salvatore Barbantini. L’unione matrimoniale durò appena cinque mesi e mezzo; Salvatore morì improvvisamente il 6 ottobre 1811, lasciando la moglie incinta. Appena dopo la conferma della morte del marito, chiese di rimanere sola, s’inginocchiò davanti al crocifisso e fece l’offerta di sé a Dio e il voto di castità: “….Voi solo Crocifisso mio bene sarete da qui innanzi il dolcissimo sposo dell’anima mia… il mio unico e solo amore, la mia eterna porzione.”  Quattro mesi dopo la morte del marito, il 14 febbraio 1812 diede alla luce il bambino Lorenzo. A lui rivolse tutte le sue cure materne, riponendo in lui tante speranze. Alle cure per il figlio univa opere di apostolato: il gruppo delle Oblate di San Francesco di Sales e l’assistenza alle inferme. Il 29 giugno 1820, una nuova prova dolorosa si abbatté su Maria Domenica: morì il figlio Lorenzo. Con pieno abbandono alla volontà di Dio, prosegui la vita di amore a Dio e di servizio al prossimo sofferente e bisognoso.

Il 23 gennaio 1829 Maria Domenica, con tre signorine aspiranti, diede inizio all’Istituto delle Sorelle Oblate Infermiere, sotto la protezione di Maria Ss.ma Addolorata. Gli inizi furono difficili ma la Beata Maria Domenica, riponendo in Dio la sua fiducia, riuscì a superare ogni difficoltà. Le Regole  che lei ha scritto e la sua famiglia religiosa furono approvati il 5 agosto 1841 e nel 1842, le Sorelle Oblate Infermiere furono aggregate all’Ordine di San Camillo. Il 23 marzo 1852 l’Istituto delle “Suore Ministre degli Infermi” ottenne il decreto di lode dalla Santa Sede.

Dopo tanto lavoro, le sue forze cominciarono a declinare; nel 1866 fu colpita da grave malattia; il 22 maggio 1868 si spense serenamente, munita dei conforti religiosi.

Motivo di queste riflessioni e preghiere

L’impegno apostolico nel servizio dei sofferenti e bisognosi della Beata Maria Domenica ebbe un raggio di azione sempre più esteso e un numero sempre maggiore di persone che venne in contatto con lei poté conoscerne le virtù. Così si diffuse gradualmente la sua fama di santità che, alla sua morte esplose e si propagò dovunque ed è tuttora viva. Si tratta di una fama genuina, fondata sull’esercizio delle virtù ritenuto superiore a quello comune dei buoni fedeli.

Nei nove giorni in preparazione alla sua festa, vogliamo riflettere sulle virtù teologali e cardinali vissute dalla Beata Maria Domenica allo scopo di accrescere in noi la devozione verso di lei come potente mediazione presso Dio e perché possiamo anche noi crescere nell’esercizio delle stesse virtù, guardando a lei come nostro esempio.  Chiediamo allo Spirito Santo di ricolmarci dei suoi doni e di assisterci nel nostro cammino verso la santità.

 

PRIMO GIORNO

(13 maggio)

 

In questo primo giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della FEDE  e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La vita di Maria Domenica è dominata dall’impegno costante di perfezione. Ella si elevò gradatamente sempre più in alto nell’ascesa verso Dio. Nei vari stadi della sua vita (giovanile, matrimoniale, vedovile, religiosa), seppe cogliere il manifestarsi della volontà di Dio, e si sforzò di interpretarne i disegni, portandoli a realizzazione.

Una fede viva, straordinaria, illuminò la sua vita: Dio era il centro del suo essere e del suo operare, il suo “tutto”.

La fede e la confidenza in Dio, scrive la biografa, Sr. Rosalia Batacchi, erano le caratteristiche di Maria Domenica: “Fino dalla sua tenera età si scorse in essa una fede vivissima dalla quale animata mai sempre, in ogni qualsiasi impresa, sembrò crescere in lei del pari all’intelligenza.. L’intima cognizione delle cose di Dio la sollevavano a sublimi pensieri, a compiere atti i più generosi e con questi trionfava sempre nelle contraddizioni ed opposizioni… Iddio, vedendo tale fede in quell’anima sua eletta, non mancava di soccorrerla nei più estremi bisogni, anche in modo prodigioso, perché essa otteneva quanto sapeva sperare...”.

Dio fu la sua sicurezza e in Lui ripose tutta la sua fiducia.  Ebbe prove dure e dolorose (morte del marito dopo pochi mesi di matrimonio; morte del figlio e della mamma, malattie), calunnie, opposizioni e ostilità anche da chi avrebbe dovuto sostenerla; ogni sua impresa fu  sempre contraddetta. Mai, però, si abbatté; soffriva in silenzio e offriva tutto a Dio, nel quale aveva posto la sua fiducia. Maggiori erano le difficoltà, più si vedeva priva di appoggi umani, più confidava nel Signore: ripeteva “nessuno che ha sperato nel Signore, è rimasto confuso”.

Scriveva alla superiora del monastero di S. Giustina a Lucca: “Tutto posso in quel Dio che mi conforta”.

“A Dio ella chiedeva i lumi necessari prima di prendere ogni iniziativa; così, solo dopo lunghe preghiere riuscì a stendere il testo delle Regole… Lo spirito di Maria Domenica, basato sempre sulla forza di Dio stesso non si vide mai vacillare, perché, diffidente di sé, tutta a Dio si rivolgeva, ad attingere la grazia e gli aiuti necessari”.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE)

 

Invocazione da dire insieme:  Signore, accresci la mia fede. (3v)

 

Preghiera finale:

            O Dio, nostro Padre,

che nella beata Maria Domenica

ci hai offerto la viva testimonianza

di una donna in continua ricerca

della tua volontà,

interamente consacrata

a diffondere nel mondo

la tenerezza della tua misericordia

verso i malati e i sofferenti,

per sua intercessione

concedi a me e ai miei cari

la salute del corpo e dello spirito

 e la grazia che ti chiedo…

 

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…

         Beata Maria Domenica, prega per noi

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SECONDO GIORNO

(14 maggio)

 

In questo secondo giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della SPERANZA  e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La speranza eroica della Beata Maria Domenica è già testimoniata da tutto l’insieme della sua vita, orientata verso Dio e staccata da ogni bene terreno, specialmente dopo che era stata sciolta da ogni vincolo d’affetto familiare con la vedovanza e con la morte del figlio Lorenzo.

La biografa, Sr. Rosalia Batacchi, scrisse: “All'arma potentissima della fede congiunse Maria Domenica anche quella della speranza la più soda e incrollabile. Essa sperava contro ogni speranza.  Questa teologale virtù è propria delle anime giuste che temono Dio... lo servono in fede e in dolce speranza della sua infinita misericordia...  La nostra madre diceva sovente alle sue fi­glie: ‘Chi tutto spera tutto ottiene’. Avendolo speri­mentato in se stessa era facile per lei insinuare tale certezza anche nell'anima delle figlie. Quando pronun­ciava parole di speranza si osservava talmente com­mossa da sembrare trasportata al godimento anticipa­to di quanto sperava ottenere dalla bontà divina”.

Sr. Rosalia scrisse ancora: “Dio le aveva dato il dono della speranza in un grado sublimissimo e riguardava per il maggiore affronto che si potesse fare a Lui il mancare di confidenza nella sua bontà. ‘Nessuno che ha sperato nel Signore, è rimasto confuso’ fu il detto suo più frequente e che maggiormente la consolava nelle grandi e svariate tribolazioni; questo ripeteva nelle disgrazie in ogni occasione sfavorevole e in qualsiasi momento ancorché terribile”.

La stessa formula del “voto” di castità da essa scritta termina con la richiesta a Dio d’”una speranza ferma” assieme e a fede viva e ad amore ardente. Sapeva attendere il momento di Dio.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE – chiediamo allo Spirito Santo il dono della sapienza).

 

Invocazione da dire insieme:  Chi tutto spera, tutto ottiene. (3v)

 

Preghiera finale:

           

            Beata Maria Domenica

che, mossa dall’amore del Padre

e guidata dal suo Spirito,

ti sei donata totalmente

a sollievo dell’umanità sofferente

seguendo le orme di Gesù,

ottieni per me e per i miei cari

la salute del corpo e dello spirito

e la grazia particolare

che mi sta a cuore…

 

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…

         Beata Maria Domenica, prega per noi.

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TERZO GIORNO

(15 maggio)

 

In questo terzo giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù dell’AMORE VERSO DIO E IL PROSSIMO  e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La vita della Beata Maria Domenica fu caratterizzata da un deciso orientamento verso Dio e le cose dello spirito, anche come benefica conseguenza del clima di famiglia e dell’educazione ricevuta. Anche la precoce morte del padre quando aveva appena 12 anni ed essendo la secondogenita, poté contribuire a dare un’impostazione seria alla sua vita. La stessa breve esperienza matrimoniale e la subitanea vedovanza e successiva maternità condussero Maria Domenica ad unirsi maggiormente a Dio. A quel periodo doloroso, secondo una biografa, Maria Domenica esclamò, prostrata dinanzi al Crocifisso: “Mi avete resa libera e sciolta dai vincoli del matrimonio perché mi stringa a voi coi legami di un costante indiviso amore... Voi solo Crocifisso mio bene sarete da qui innanzi il dolcissimo sposo dell’anima mia... il mio unico e solo amore, la mia eterna porzione”.

Per tutta la vita, Maria Domenica rimase fedele all’impegno, preso nel giorno della morte del marito, di stringersi a Dio “coi legami di un costante indiviso amore”; a Dio, suo “unico e solo amore”. Per 57 anni, dal 1811 quando è morto il marito, fino alla sua morte nel 1868, visse intensamente questa donazione a Dio. Gesù era il suo “tutto!” Ella ripeteva: “Chi mi separerà dall’amore di Cristo?”.

Radicatosi saldamente nella sua anima l’amore per Dio, ne seguì quello per i fratelli bisognosi. Dalla donazione a Dio scaturì il servizio ai bisognosi: “Un cuore ricolmo d’amore di Dio non poteva non riversare la piena sui poveri, i bisognosi, gli esclusi, gli ammalati. Maria Domenica vi impegnò tutta se stessa dopo la morte del figlio”.

L’amore della Beata Maria Domenica per il prossimo fu soprannaturale; non si limitava al campo materiale, ma era diretto principalmente al bene spirituale; fu un amore universale, senza eccezione di persone, ma con predilezione per i più poveri e bisognosi. Un testimone scrisse: “Aveva una grande carità verso il prossimo, faceva tante elemosine, istituì la Congregazione per soccorrere il prossimo; poteva essere una grande signora se stava nel secolo, invece si sacrificò per amore del prossimo”.

Anche in punto di morte ebbe presente le necessità dei poveri infermi: “Vi raccomando le povere inferme e i poverelli, assistite le une, soccorrete gli altri...” Anche nel suo testamento spirituale ricordava alle sue figlie: “Amate Dio di tutto cuore. Amate le sue creature, e specialmente le bisognose, o inferme e moribonde; in quelle riconoscete che Gesù attende i vostri servizi, i vostri sacrifici”.

La Beata Maria Domenica si presenta quindi come vero esemplare e maestra di carità cristiana nella Lucca del suo tempo, giungendo all’eroismo per non aver risparmiato forze ed energie e per aver agito sempre con vero intento soprannaturale, riconoscendo nel prossimo bisognoso lo stesso Gesù sofferente.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE – chiediamo allo Spirito Santo il dono dell’intelletto).

 

Preghiera finale:

        

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

         Beata Maria Domenica, prega per noi

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QUARTO GIORNO

(16 maggio)

 

In questo quarto giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù dello SPIRITO DI PREGHIERA e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

Nella vita della Beata Maria Domenica la preghiera ininterrotta fu una delle note tipiche di lei. Da piccina, da giovane, da sposa, da vedova, e in modo più intenso, durante le difficoltà incontrate nella fondazione sia del monastero delle salesiane sia delle Sorelle Oblate Infermiere, la preghiera divenne l’impegno principale di lei: emanazione incontenibile del suo spirito di fede e di abbandono in Dio.  Fu la manifestazione chiara e duratura del suo amore verso Dio. Sempre fu donna di fede e di preghiera. Era preghiera che diventava adorazione, meditazione, riflessione e che passava alla pratica, insinuata anche alle sue figlie spirituali negli scritti: “Una cosa sola io chiedo al mio Dio, e per me e per le care mie figlie ed è che non amiamo che Lui, e per Lui, e questo amore sia spogliato di ogni altro interesse o veduta fuori di quelle della sua maggior gloria”.

E’ una vera ed autentica ricerca del puro amor di Dio. La biografa Sr. Rosalia Batacchi esprime la sua meraviglia constatando come la Beata Maria Domenica, pur “immersa come essa era per necessità  e del continuo nelle cure temporali”, tuttavia “sempre e dovunque si conservasse nel suo solito interno raccoglimento… Il suo spirito operava e pregava”.

L’impegno per la preghiera era una necessità per la beata Maria Domenica, e tale doveva essere per le sue figlie [suore]. Ella poneva la preghiera comune e privata alla base del servizio alle inferme, come garanzia e custodia del fervore, essendo la “carità frutto della grazia da implorarsi per via della preghiera assidua, umile, confidente”.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo allo Spirito Santo il dono del consiglio). 

 

Preghiera finale:

 

         O Dio, nostro Padre,

che nella beata Maria Domenica

ci hai offerto la viva testimonianza

di una donna in continua ricerca

della tua volontà,

interamente consacrata

a diffondere nel mondo

la tenerezza della tua misericordia

verso i malati e i sofferenti,

per sua intercessione

concedi a me e ai miei cari

la salute del corpo e dello spirito

 e la grazia che ti chiedo…

 

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…

        Beata Maria Domenica, prega per noi

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QUINTO GIORNO

(17 maggio)

 

In questo quinto giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della PRUDENZA  e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La prudenza è infusa nell’intelletto pratico per il retto governo dell’agire in ordine al fine soprannaturale. Nella vita della Beata Maria Domenica è difficile trovare un momento di cedimento all’irrazionale, all’emotivo anche se nel suo temperamento non mancò la presenza del sentimento, proprio in una donna passata attraverso stadi diversi di vita: matrimonio, vedovanza, maternità, la consacrazione a Dio, l’apostolato verso le inferme. Non perse la pazienza e il dominio di sé lasciandosi dominare dagli eventi e dagli uomini; razionale, chiara e tempestiva; capace di fermarsi e di saper attendere l’ora di Dio con l’evolversi degli avvenimenti.

Spicca una insigne prudenza soprannaturale con la quale ella, attraverso le varie e dolorose vicissitudini, seppe orientare la vita a Dio, fine ultimo, e a perseguire il fine, senza mai deflettere da esso. In merito a questa virtù i biografi riferiscono il rifiuto della medesima delle seconde nozze, la tempestività dell’abbandono del monastero della Visitazione per dedicarsi in pieno all’assistenza delle povere inferme e anche nell’attività, nell’apostolato e soprattutto nella fondazione religiosa. Le difficoltà, le opposizioni, furono molteplici, ma ella con saggezza riuscì a superarle. Prima di agire, rifletteva, pregava, chiedeva consiglio al direttore spirituale e a persone esperte.

“Aveva il dono naturale e inclinazione all’organizzazione, come si deduce dal risultato ottenuto in tutte le opere intraprese per il bene degli altri. Nulla però per il genio umano, né per raggiungere personali privilegi, ma tutto e sempre ‘per la maggior gloria di Dio’ come risulta abbondantemente dai suoi scritti e dei testimoni. La prudenza, virtù universale che informa la vita intera dell’uomo, appare in tutte le circostanze della vita della Beata Maria Domenica… “.

Aveva esercitato la prudenza in diverse opere intraprese, nella stesura delle Costituzioni e nelle relazioni con i suoi cognati, con un amico e con persone ecclesiastiche.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo allo Spirito Santo il dono della scienza). 

 

Preghiera finale:

 

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

Beata Maria Domenica, prega per noi

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SESTO GIORNO

(18 maggio)

 

In questo sesto giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della FORTEZZA  e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La Beata Maria Domenica fu una “donna forte” nel senso soprannaturale. Lo dimostrò nelle numerose e dolorose prove, nelle dure opposizioni che subì. Ella scriveva nel 1847: “Sono 27 anni che Dio per sua misericordia mi ha chiamata al servizio delle sue membra inferme e in tutto questo tempo non ho potuto dare un passo, avanzare di un punto questa opera di carità senza opposizione, ostacoli, contraddizioni, e spine che più volte mi hanno fatto sentire le più dure trafitture… Il Signore mi ha aiutata e mi trovo ora così tranquilla e abbandonata alle divine disposizioni come lo era avanti…”(lettera del 17 gennaio 1847).

Le testimonianze riferiscono che Maria Domenica “non si accontentò di una virtù ordinaria, ma volle salire all’eroismo”. Infatti all’offerta di nuove nozze, rispose emettendo, sebbene in privato, il voto di castità perpetua. Inoltre: “In tutte le sue imprese fu sempre contrastata, contraddetta, calunniata, ma il coraggio mai venne meno, più si vedeva priva di umani appoggi, e più confidava nel Signore, di cui solo cercava la gloria, operando sempre con rettissima intenzione. Metteva in pratica tutti i mezzi che la sua sagacità e il suo raro talento le sapevano suggerire, come atti al buon esito di ciò che intraprendeva, poi ne rimetteva a Dio tutta la cura, contenta di compiere il divino volere”.

Sempre sorretta da un grande amore per la verità e per il bene, Beata Maria Domenica seppe impegnare la vita nell’adempimento preciso e puntuale del proprio dovere quotidiano, senza timori o tentennamenti nelle difficoltà. Come madre e maestra intelligente e instancabile, forma la coscienza delle sue suore all’autentica fortezza cristiana: “Mirate a non prevenire, ma a secondare i consigli e gli esempi del divin pilota Gesù Cristo in umiltà e fortezza. Non smarrite il coraggio nelle difficoltà e tribolazioni che nelle vie del Signore spesso s’incontrano, che se non si possono evitare, si possono superare e vincere con una piena confidenza in chi tutto può”.

Immagine della fortezza eroica si potrebbe definire la Beata Maria Domenica per le prove dure e diuturne che dovette affrontare durante la sua vita, senza venir meno alla sua fiducia in Dio. Davvero può essere considerata una “piccola S. Giovanna Francesca de Chantal”, anche lei divenuta, come la baronessa francese, esemplare delle spose, delle madri e delle religiose. Senza una forza d’animo a tutta prova, basata unicamente su Dio, la Beata Maria Domenica non avrebbe potuto realizzare ciò che di fatto realizzò; opere che ancora rimangono, come vero monumento della sua fortezza.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo allo Spirito Santo il dono della fortezza). 

 

Preghiera finale:

 

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

         Beata Maria Domenica, prega per noi

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SETTIMO GIORNO

(19 maggio)

 

In questo settimo giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù dell’UMILTÀ e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

L’umiltà, ritenuta dai maestri di spirito fondamento della vita spirituale, è la virtù che con la carità, è presente, esplicitamente e implicitamente, nelle parole e negli atteggiamenti della Beata Maria Domenica. Le umiliazioni, non rare, inflitte a lei in situazioni pesanti sono il collaudo, e allo stesso tempo, la prova del grado esimio d’umiltà raggiunto da lei nella vita.

L’umiltà rendeva reticente Beata Maria Domenica su molti avvenimenti a lei favorevoli. L’umiltà traeva in lei origine dalla convinzione di nulla potere da se stessa, che tutto veniva da Dio come dono della grazia.

Lo spirito d’umiltà è presente in continuazione nel testo delle Costituzioni. La “distintiva” della Sorella Infermiera doveva essere “la semplicità e la modestia”; “abbiano care le pratiche più umili e gli esercizi più vili” intendeva che le Sorelle ricevessero con cuore aperto eventuali correzioni. L’amor proprio è il nemico principale da superare: “Si ricordino che il vincer se stesse è la vittoria delle vittorie. Il nostro amor proprio è il più grande, il più fiero, il più ostinato nostro nemico; è perciò che con questo e contro questo che dobbiamo combattere tutto il tempo di nostra vita…” “Siano umili, obbedienti [le novizie] e secondo il significato del loro nome si tengano per le minori di tutte e in conseguenza con sincera umiltà servano e rispettino tutte le sorelle con sommissione, cordialità e prontezza”.

La Beata Maria Domenica, donna di azione per doti di natura e per scelta apostolica, seppe plasmare la sua volontà e renderla docile all’azione dello Spirito, in una scelta di umiltà che fu il supporto del suo progresso spirituale. Servire le donne inferme era lo scopo dell’Istituto da lei ideato. Non si vantò mai per il bene che faceva, e mise tutta se stessa e il suo patrimonio a servizio di Dio e del prossimo. Ebbe, in una sincera valutazione di sé e del suo operato, una cordiale semplicità e profonda umiltà che nulla nascondeva e tutto attribuiva all’aiuto di Dio.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo allo Spirito Santo il dono della pietà). 

 

Preghiera finale:

 

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

         Beata Maria Domenica, prega per noi

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OTTAVO GIORNO

(20 maggio)

 

In questo ottavo giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della GIUSTIZIA e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

Un profondo senso di giustizia regolava le scelte della beata Maria Domenica nell’adempimento dei suoi doveri di giustizia verso Dio; di dare a Dio quello che è di Dio, cioè tutto, e al prossimo quello che gli appartiene.

Lo ricorda esplicitamente alle figlie: “Iddio si dà tutto a noi, vuol essere tutto nostro, ma esige una fedele corrispondenza…”. Nel regolamento per le Sorelle della Unione di Carità dispose che le elemosine raccolte in favore delle ammalate assistite fossero segnate “in una bacchetta [un registro] che si chiamerà Cassa dell’elemosine da conservarsi presso la Direttrice”, che la distribuzione dovesse segnarsi in “un’altra bacchetta [un altro registro]” con la distinta del giorno, persona, quantità e nome della sorella che distribuirà l’elemosina. Adempiva fedelmente i suoi doveri di responsabile con puntualità ed equità, senza preferenze e con vero spirito di fede.

La virtù della giustizia la spingeva a rendere note le grazie elargite dal Signore soprattutto per la vita della Congregazione. In tal senso nell’Autobiografia svela alcuni fatti che “il Signore si è degnato di prodigarmi”, i “prodigi a conforto della “nostra debolezza”. Dio era stato l’autore, lei soltanto il mezzo “meno idoneo” per l’opera del Signore.

Scrive alle sue suore nell’Autobiografia: “…quando piaccia al Signore di servirsi di noi  anche di cose per se stesse difficili e conosciuto dal confessore non esservi inganno del demonio né dell’amor proprio, ma volontà di Dio, siate sempre disposte e ditegli ‘Signore voi ben conoscete la mia insufficienza… datemi la capacità e il buon volere e con l’aiuto vostro riuscirò; e con la fede di s. Agostino “Dammi Signore ciò che mi chiedi e chiedimi ciò che vuoi’”.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo allo Spirito Santo il dono del timor di Dio). 

 

Preghiera finale:

 

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

         Beata Maria Domenica, prega per noi

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NONO GIORNO

(21 maggio)

 

In questo nono giorno, riflettiamo come la Beata Maria Domenica ha vissuto la virtù della TEMPERANZA e come siamo anche noi chiamati a vivere la stessa virtù:

 

La moderazione, il controllo delle proprie inclinazioni, la carenza di qualsiasi forma d’intemperanza, costituirono una nota particolare nella vita della Beata Maria Domenica; non mancò in lei la vera povertà di spirito – parte potenziale della virtù della temperanza -; ebbe a cuore l’esercizio della mortificazione unita al vivo desiderio di patire con e per il Signore, per dare il meglio di se stessa alla causa di Dio e al bene delle anime.

La temperanza spicca come regola d’equilibrio esistenziale in tutta la vita della Beata Maria Domenica. Sua madre intervenne una volta sola a temperarne la penitenza, da piccola, infervorata oltre i limiti dell’età; il confessore le impose moderazione nel disprezzo di sé attuato in seguito alla morte del marito; ma sono i due soli episodi di richiamo alla misura e alla prudenza per moderare ciò che poteva essere un eccesso di zelo.

Lo spirito di temperanza e di dominio di sé appare al momento del fidanzamento con Salvatore Barbantini; tutto avvenne in un clima di serenità e naturalezza. L’equilibrio caratteriale della beata apparve nelle relazioni con i cognati e i loro figli.

Dalla madre aveva avuto una educazione virtuosa, con padronanza di sé ed equilibrio, come: l’amore al giusto, all’onestà, alla comprensione degli altri, specie degli ammalati. Dalla sua persona, a testimonianza di molti, emanava come un fluido particolare che riusciva a lenire le pene delle malate assistite; la stessa sua parola otteneva, non di rado, di calmare le pazienti. Ciò richiedeva padronanza e ordine nelle proprie reazioni, soprattutto di notte quando, per necessità di cose, alle inferme Maria Domenica apprestava i servizi “più disgustosi alla natura”.

La moderazione e la maturità spirituale della  Maria Domenica emergono nel caso delle calunnie lanciate contro di lei in Lucca, essa seppe soffrire in silenzio, nessuna reazione diretta e fu più ferma degli altri, anche amici, rispondendo a tutto e a tutti col più perfetto silenzio.

In lei la condiscendenza era frutto di equilibrio, raggiunto a prezzo, anche, di sacrifici. La moderazione non fu per lei frutto di disposizione naturale ma di esercizio nella virtù della pazienza.

Sua regola era sopportare con pazienza e intervenire con ragionato tempismo in situazioni scabrose con persone a lei contrarie.

 

(PAUSA DI SILENZIO PER LA RIFLESSIONE PERSONALE –  chiediamo di nuovo allo Spirito Santo il dono della sapienza). 

 

Preghiera finale:

 

         Sii  benedetto, Signore Gesù,

che ti sei caricato delle nostre infermità

e ti sei addossato i nostri dolori.

Tu hai concesso alla beata Maria Domenica

un cuore mite, umile e misericordioso,

attento alle necessità dei fratelli,

sensibile alle sofferenze degli infermi.

Fa’, Signore,

che, fedeli al carisma della Beata Maria Domenica,

dedichiamo la vita alla gloria di Dio

e al servizio degli infermi,

siamo segno e strumento

del tuo amore per i poveri e i sofferenti;

sostiamo con la Vergine Addolorata

presso le infinite croci degli uomini

per recarvi conforto e speranza di salvezza;

volgiamo costantemente lo sguardo a San Camillo,

che riconobbe te, Gesù,

nell’uomo infermo e ferito, indigente ed afflitto.

Fa’ che la nostra vita sia un cammino di fede e di amore

verso la Città della luce,

dove, giunti per tua grazia,

possiamo ascoltare l’atteso invito:

“Venite, perché ero infermo e mi avete visitato”.

A te, Gesù, con il Padre e lo Spirito Santo,

ogni onore e gloria nei secoli nei secoli eterni.   Amen.

 

Beata Maria Domenica, prega per noi

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