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La Famiglia Laica

FAMIGLIA LAICI MARIA DOMENICA


La Famiglia Laica Maria Domenica ha il suo fondamento sull’esempio di Gesù misericordioso (cfr. Lc 6,36), che andava di villaggio in villaggio e curava ogni infermità (cfr. Mt 9,35), sugli insegnamenti della Chiesa che continua la stessa missione di Gesù, sul carisma e sulla spiritualità della  fondatrice, madre Maria Domenica, e del suo istituto.

La Beata Madre Maria Domenica Brun Barbantini ha concepito la sua Congregazione con la partecipazione dei laici associati: “Saranno associate a questa comunità e parteciperanno ai meriti (benefici spirituali) della medesima coloro che nutrono un vero spirito di carità (cfr. Scritti di Maria Domenica Brun Barbantini, p. 260).

Il Concilio Vaticano II raccomanda ai religiosi l’urgente necessità di collaborare con i laici  all’unica  missione della chiesa: quella di instaurare il Regno di Dio secondo  la propria posizione  e funzione” (LG 31). Giovanni Paolo II, nella esortazione apostolica Vita Consecrata, anima gli Istituti a condividere con i laici il carisma: “è iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato” (cfr. VC 54) e incoraggia a “nuovi percorsi di comunione e di collaborazione” (VC 55).

AMICI E COLLABORATORI

Chiamiamo amici e collaboratori della FLMD tutte quelle persone che  sono interessati in associarsi al esercizio della missione donata dallo Spirito Santo alla Beata Madre Maria Domenica Brun Barbantini:

-         Ex- aspiranti, postulanti, novizie e suore

-         Dipendenti e collaboratori cattolici e non cattolici

-         Terziari di altri ordini

-         Amici cattolici e non cattolici

-         Benefattori cattolici e non cattolici

-         Beneficiari dei nostri servizi e loro familiari, cattolici e non cattolici

 

Motivazioni:

Ammirati e attratti dall’esempio del servizio amoroso delle Suore Ministre degli Infermi di S. Camillo, sentiamo dentro di noi un forte desiderio di conoscere da vicino chi sono e il perché del loro modo di vivere. Il comune desiderio di prendere parte alla loro opera di carità ci ha fatto ritrovare insieme.

Siamo consapevoli che l’origine di questa opera di carità viene dalla forza soprannaturale che è Dio e, anche se molti di noi non siamo cristiani, ci troviamo in sintonia con questo Bene.

 

Identità:

Ognuno di noi è convinto che “ogni essere umano è sempre un valore in sé e per sé” (CL, 37) e vogliamo esprimerlo fino alla sua pienezza. Questa convinzione ci porta ad unirci per vivere questo valore che è dentro di noi, facendo del bene ai nostri fratelli bisognosi.

Punti fondamentali del cammino spirituale:

-         Ricerca del valore e del senso della vita e speranza di salvezza in Cristo

-         Scelta di uno stile di vita conforme a quello di Cristo Gesù misericordioso

-         Fedeltà al Sommo Bene

-         Compassione verso chi soffre

-         Costanza nella carità

-         Gratuità nel servizio

 

Fonti ispiratrici:

-         Parola di Dio

-         Scritti della Beata Maria Domenica Brun Barbantini Biografie su la Beata

-         Magistero e orientazioni  e documenti della Congregazione delle Ministre degli Infermi di San Camillo

-         Preghiera

-         Condivisione di vita

 

Missione:

In comunione con la Chiesa, incarniamo e testimoniamo l’amore misericordioso di Cristo Gesù verso i sofferenti e i bisognosi, seguendo la via tracciata dalla Beata Maria Domenica Brun Barbantini. In risposta a questa chiamata, ci impegniamo a dedicare la nostra vita donandoci nel servizio ai fratelli e promuovendo la cultura della vita nell’ambiente in cui viviamo.

 

ORGANIZZAZIONE

 

1.      Il nostro gruppo è composto da:

-         Un/una coordinatore/trice

-         Una o più suore assistenti

-         Un/a segretaria/o

-         Un/a economa/o

-         Membri ordinari

 

 

2.      Vita del gruppo

-         Incontri periodici di preghiera, formazione e condivisione di vita e missione.

-         Comunione di beni spirituali

-         Momenti di festività e fraternità tra i membri e con la Congregazione Suore Ministre degli Infermi di san Camillo.

 

3.      Segni esterni di identificazione

-         Bottone con stemma

 

4.      Gestione del gruppo

Ogni membro contribuisce, secondo la propria possibilità, al mantenimento del gruppo e alle opere di carità.

 

ASSOCIATI

Siamo un’associazione di laici che si sentono chiamati a vivere nella nostra condizione laicale la vocazione battesimale secondo lo spirito e il carisma della Beata Maria Domenica Brun Barbantini, inseriti nella Chiesa locale.

 

 

Obiettivi generali

 

  1. Consapevoli di aver ricevuto il dono del carisma della Beata Maria Domenica, ci impegniamo a vivere in ogni ambiente la tenerezza e la misericordia di Dio con quanti incontriamo, in particolare con coloro che soffrono e con i bisognosi di ogni condizione.

 

  1. Siamo chiamati a sensibilizzare le comunità ecclesiale, le istituzioni sanitarie  e la stessa società civile a promuovere i valori della vita, i significati cristiani della sofferenza, della malattia e della morte, l’umanizzazione della cura al malato in ogni stato della sua  infermità.

 

  1. Ci impegniamo a far conoscere la  Beata Maria Domenica, il suo carisma e la sua esemplarità nella Chiesa e nel mondo, additandola quale testimone attuale della carità misericordiosa secondo le parole del decreto di beatificazione: “Ha tradotto l’amore, in quotidiano servizio verso i fratelli più bisognosi e negli infermi (…)”[1]. “Un amore evangelico, concreto, per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti di attenzione e di cristiana consolazione…”[2].

 

F O R M A Z I O N E

Obiettivo generale

La nostra formazione di laici associati mira a promuovere un cammino di maturazione a livello umano e cristiano, nell’assimilazione della spiritualità della beata Maria Domenica e nella partecipazione alla missione della congregazione nella Chiesa e nel mondo.

Obiettivi specifici

Gli obiettivi specifici della nostra formazione come laici associati della FLMD sono:

  1. Approfondire e vivere la spiritualità e il carisma delle Suore Ministre degli Infermi di san Camillo.
  2. Promuovere uno scambio di esperienze di vita e di missione tra i vari membri della Famiglia Laica Maria Domenica a livello internazionale, attraverso:

Ÿ   incontri, convegni, assemblee;

Ÿ   notiziari informativi, sito web, ecc.

Appartenenza ufficiale

Dopo un periodo opportuno di formazione, noi, consapevoli della chiamata ricevuta e degli impegni che assumiamo, possiamo chiedere alla Sorella incaricata della provincia o delegazione, di appartenere ufficialmente come membri associati alla Famiglia Laica Maria Domenica. Questa appartenenza possiamo esprimerla tramite un rito che viene specificato nello Statuto locale della FLMD.

Organizzazione degli Associati

In ogni provincia e delegazione la FLMD, assieme ad una sorella, prepara uno Statuto locale e lo invia alla superiora provinciale o di delegazione e consiglio. La superiora generale e il suo consiglio ne daranno l’approvazione.

Gestione degli Associati

Ogni membro associato contribuisce al mantenimento del gruppo per le attività di formazione e di altro tipo con una quota associativa da stabilirsi dal gruppo stesso.

BREVE BIOGRAFIA DELLA BEATA
Maria Domenica nasce a Lucca il 17 gennaio 1789 da Pietro Brun di origine elvetica e da Giovanna Granucci di Pariana, piccolo centro della provincia lucchese. Di carattere aperto e intelligente, la piccola trascorre felicemente la prima infanzia tra le cure della madre e la rigida educazione paterna.
La sua adolescenza è invece segnata da quattro lutti: la morte del padre e quella di tre fratellini a breve distanza uno dall’altro. Con l’aiuto della paziente guida materna, Maria Domenica supera il dramma dei lutti ed entra nella giovinezza carica di sogni e di speranze, tutta impegnata nello studio delle discipline umanistiche e religiose, proprie del ceto medio borghese della sua epoca e della sua città.
 
Il 22 aprile del 1811, nella cattedrale di S. Martino in Lucca, Maria Domenica sposa il concittadino Salvatore Barbantini. È un matrimonio d’amore e di molteplici attese, ma dopo appena cinque mesi dalle nozze, "lo sposo adorato" muore improvvisamente lasciando tragicamente sola Maria Domenica già in attesa di un figlio.
Di fronte alla dolorosa prova, la vedova, appena ventiduenne, piange e singhiozza, ma non si lascia prendere dalla disperazione: ella s’inginocchia davanti al Crocifisso, la notte stessa della immane tragedia e, abbracciandolo, pronuncia il suo fiat con questa parole: "Oh mio Dio... Dio del mio cuore... mi avete percossa a sangue... voi solo, Crocifisso mio bene, sarete da qui innanzi il dolcissimo sposo dell’anima mia... il mio unico e solo amore, la mia eterna porzione". Una consacrazione totale ed irrevocabile che nasce sul calvario di un dolore immenso e crudele, illuminato però da una fede viva, da una speranza senza confini, da un amore teologale autentico.
Da quel momento nasce in lei la "passione" di servire le inferme povere e sole della sua città. Poiché le cure del figlio le occupano l’intera giornata, ella dedica eroicamente alcune ore della notte all’assistenza delle inferme in case private.
Ma un’altra prova attende la giovane vedova: Lorenzino, il figlio amatissimo, che era tutta la consolazione di Maria Domenica sulla terra, muore quasi improvvisamente, colpito da grave malattia, all’età di soli otto anni.
La povera madre è sconvolta: "Non so come non perdessi il senno", scrive lei stessa e, mentre il suo cuore straziato piange lacrime di sangue, ancora una volta ella trasforma in offerta quel dramma indicibile: "Guardavo il cielo — afferma — e oppressa dal dolore, replicavo l’offerta di quell’unico amato figlio e dell’eccessivo mio dolore".

Il carisma profetico di Maria Domenica

La donazione verso i malati
Da un matrimonio infranto e da una maternità spezzata, Maria Domenica seppe elevarsi attraverso l’abbandono totale a Dio ad una sponsalità cristica totale e ad una maternità spirituale ed universale.
D’ora in poi, il suo cuore materno brucerà d’amore, di tenerezza e di cure per i malati poveri e soli, per gli abbandonati, per i morenti.
Di giorno e di notte, sotto il sole cocente o la pioggia dirompente, ella percorre, con la lanterna accesa, le vie strette e buie della città di Lucca per raggiungere al capezzale le inferme più gravi e sole. Una notte, assalita da un uragano, le si spegne il lumicino; brancolando a lungo nel buio, ella arriva finalmente al domicilio desiderato, e, con gli abiti intrisi d’acqua, compie assistenza per tutta Ia notte non curandosi affatto di sé ma di Gesù, presente "nelle membra inferme" di quella persona malata.
Spesso, dopo una intera notte di servizio, faceva seguire anche il giorno senza prendere cibo. Talvolta assalita da un sonno terribile, mentre prestava assistenza, arrivò a mettersi il tabacco negli occhi; tate rimedio le procurava una sofferenza grave, ma efficace per tenerla sveglia e non privare le inferme del suo aiuto e conforto.
Talvolta, nel cuore della notte, era inseguita da ignoti male intenzionati; donna forte e coraggiosa non si faceva intimidire da nessuno; ella aveva in cuore una fiamma che non poteva spegnere: servire e curare Gesù stesso nascosto nel volto dei malati e sofferenti.


La fondazione del Monastero della Visitazione a Lucca


La ricchezza delle sue doti umane e spirituali, tra cui intelligenza, creatività, coraggio e intraprendenza, non sfuggirono all’attenzione del Vescovo e del clero della sua città. Essi infatti le affidarono il compito di stabilire in Lucca un Monastero della Visitazione per l’educazione della gioventù.
Maria Domenica, docile alla voce dei pastori e sensibile alle istanze della Chiesa, accettò l’impegno con generosità e determinazione.
Il suo zelo per la gloria di Dio, la rendeva capace di affrontare ogni difficoltà. Dopo circa sei anni intensi di lavoro e di tribolazioni, ella riuscì nell’intento di dare alla città di Lucca il monastero desiderato, ancor oggi esistente e ricco di vitalità spirituale e apostolica.


Il nuovo Istituto per i malati

Compiuta l’opera della Visitazione, emerge chiara, prorompente in Maria Domenica la vocazione profetica: fondare una Congregazione religiosa di Sorelle Oblate Infermiere per servire Cristo nelle membra doloranti dei malati e sofferenti, a tempo pieno e per tutta la vita.
Il 23 gennaio 1829 Maria Domenica dà inizio alla prima comunità delle Sorelle Oblate Infermiere. Povere e con poca salute, ma ricche di zelo e di amore per Cristo, la Fondatrice e le prime sorelle compirono prodigi di carità al capezzale delle inferme e morenti, nelle abitazioni povere, dove giacevano sole e abbandonate anche le moribonde.
La Fondatrice e le figlie avevano un solo ideale, come specifica nelle sue Regole: "Visitare, assistere e servire il Dio umanato agonizzante nell’orto o spirante sulla croce nelle persone delle inferme povere e moribonde".. E tutto ciò "con un cuore tutto avvampante della carità di Cristo".
Inoltre Maria Domenica insegnò alle figlie che la vocazione delle Ministre degli Infermi comporta il dono totale della persona nel "servire il malato anche a rischio della vita". Per questo, nelle sue Regole, ella chiede ad esse la disponibilità al martirio: "Serviranno Nostro Signore Gesù Cristo nelle persone delle inferme con generosità e purità d’intenzione, pronte sempre ad esporre la propria vita per amore di Cristo morto sopra una croce per noi".
La testimonianza di evangelica carità della Fondatrice e delle figlie, indusse mons. Domenico Stefanelli, Arcivescovo di Lucca, ad approvare le Regole e l’Istituto di Maria Domenica; ciò avvenne il 5 agosto 1841


Maria Domenica Beata


Nella sua lunga vita, Maria Domenica cercò unicamente "la volontà di Dio e la sua maggior gloria". Nel suo cammino di configurazione a Cristo, assaporò l’amarezza della calunnia, che accolse: "pregando, perdonando, e amando i suoi persecutori". Dedicò tempo e fatiche alla formazione spirituale e carismatica delle figlie.
Morì in Lucca il 22 maggio 1868, lasciando l’Istituto piccolo nel numero, ma forte nello spirito, generoso nel servizio ai malati.
Il 17 maggio 1995, in piazza S. Pietro, Giovanni Paolo II ha proclamato solennemente "Beata" Maria Domenica Brun Barbantini, indicandola al mondo quale testimone autentica "di un amore evangelico concreto per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti di attenzione, di cristiana consolazione, di generosa dedizione e di instancabile vicinanza nei confronti degli ammalati e dei sofferenti".

 

PAROLE DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II NEL GIORNO DELLA BEATIFICAZIONE DELLA MADRE FONDATRICE

07 maggio 1995: “Ritroviamo l’immagine vigile e premurosa del Buon Pastore nella nuova Beata Madre Maria Domenica Brun Barbantini che, cosciente di essere divenuta “creatura nuova” nel sacrificio di Cristo, non ha esitato a rispondere alla Grazia divina con l’amore, tradotto in quotidiano servizio ai fratelli e alle sorelle bisognose.

Essa ha lasciato alle sue figlie spirituali un’eredità ed una missione quanto mai attuale e preziosa. Un amore evangelico concreto per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti di attenzione e di cristiana consolazione, di generosa dedizione e di instancabile vicinanza nei confronti degli ammalati e dei sofferenti.

In tale compito apostolico e missionario brillano la forza e la verità della parola di Gesù che chiede di essere amato e servito nei fratelli affamati, assetati, nudi, forestieri, malati e in carcere.

08 maggio 1995: “Per la beata Maria Domenica Brun Barbantini, originaria di Lucca, la crudeltà e la durezza della vita furono veicolo attraverso il quale il Padre celeste le fece comprendere che la voleva per sempre sposa del suo Figlio e madre spirituale di tanti sofferenti.

Gesù Crocifisso divenne così “il suo bene... il suo unico e solo amore” che cercò, amò e servì nelle persone inferme della sua città, per le quali mise a disposizione le sue doti di coraggio, intelligenza ed intraprendenza.

Questo dono totale e gratuito di sé costituì la base sicura del progetto di amore che, scaturito dal cuore della Beata Maria Domenica nel gennaio 1823, anche oggi continua fecondo e attuale nella Chiesa e nel mondo attraverso le sue figlie spirituali. Ad esse la Beata Maria Domenica sempre raccomandava di andare all’assistenza delle povere inferme e moribonde con “cuore modellato su quello di Gesù Cristo e tutto avvampante della di lui carità” con la consapevolezza di “servire un Dio umanato, agonizzante nell’orto o spirante sopra una croce. È lo stesso Gesù che esse vanno a servire”.

Fede eroica e amore generoso per il prossimo: ecco gli insegnamenti che la beata Madre Maria Domenica tramanda con la sua esistenza. Il suo esempio sia d’incoraggiamento per le sue figlie spirituali e per tutti a camminare fedelmente nel sentiero della santità.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO IIAL CAPITOLO GENERALE DELLE SUORE MINISTRE
DEGLI INFERMI DI S. CAMILLO

1. In occasione del Capitolo Generale, che in questi giorni vede riunite Lei e le Consorelle delegate, sono lieto di far giungere a ciascuna un cordiale saluto insieme con l'assicurazione della mia spirituale vicinanza.

Voi provenite da diversi Paesi dell'Europa, dell'America Latina, dell'Africa e del Sud-est Asiatico: in ognuna di voi mi è caro salutare tutte le vostre sorelle, come pure le comunità ecclesiali in cui esse operano al servizio degli ammalati e dei sofferenti.

L'Assemblea Capitolare costituisce un'opportuna circostanza per pregare e riflettere sulle sfide che interpellano la Chiesa e il mondo in questo singolare periodo storico. Essa vi offre altresì l'occasione di approfondire sempre più il carisma che vi contraddistingue, adattandolo alle esigenze attuali.

A questo riguardo, il pensiero va subito al 6 maggio 1995, quando ebbi la gioia di proclamare beata la vostra Fondatrice, Madre Maria Domenica Brun Barbantini. Con vivo compiacimento ho appreso che quell'evento di grazia ha costituito per l'intera Congregazione un motivo di rinnovata ispirazione, e vi ha spinte ad approfondire la conoscenza del vostro carisma e della vostra spiritualità, perché, attingendo da tali radici la linfa più genuina, il vivere e l'operare quotidiani ne continuino ad essere vivificati e illuminati.

2. È in questo contesto che meglio si comprende il tema da voi scelto per il 32° Capitolo generale: "Verso una nuova regola di vita". La novità a cui mirate non è certo quella di chi voglia mutare l'orientamento originario, bensì, al contrario, il frutto di una ricerca rigorosa e appassionata sulle fonti, un frutto che aspira ad essere, se possibile, sempre più fedele alle sue radici, al dono cioè che il Signore ha affidato alla beata Maria Domenica e alle sue compagne, per il bene della Chiesa e dell'umanità. Dal piccolo gruppo di donne, che con Maria Domenica vollero chiamarsi "oblate infermiere", si è sviluppato, grazie anche al discernimento e all'incoraggiamento dei Pastori della Chiesa, un Istituto oggi presente in nove Paesi di tre continenti.

Lo Spirito Santo, che sempre "prende" dalle inesauribili ricchezze di Cristo per distribuire nella Chiesa nuovi doni di luce e di grazia (cfr Gv 16,14), pose nel cuore e nella vita della Fondatrice una singolare vocazione a servire i malati, ad imitazione e prolungamento del ministero stesso di Gesù, il quale si è chinato su ogni umana infermità per guarirla con la sua divina potenza (cfr Lc 10,30-35; Mt 4,23). Nella sua traboccante misericordia, il Figlio di Dio si è reso prossimo facendosi egli stesso "servo sofferente" per guarire noi. Per questo, nel più piccolo dei fratelli in difficoltà egli è presente ed attende che gli apriamo il cuore. Se a lui offriamo il "poco" che siamo ed abbiamo, riceviamo in cambio il "tutto" che egli è.

3. Come la beata Fondatrice scrisse nelle Regole, le Suore devono agire con tale spirito: esse "serviranno Nostro Signore nella persona delle povere inferme con generosità e purità d'intenzione, pronte sempre a esporre la propria vita per amor di Gesù morto sopra una croce per noi" (I, 11). Per poter mantenere fede a questa vocazione, è indispensabile alimentare la propria esistenza nella preghiera, e in modo speciale mediante la devota partecipazione alla santissima Eucaristia, in cui Gesù rende sacramentalmente presente ogni giorno il prodigio salvifico della sua, passione, morte e risurrezione. Restando a lui intimamente unite e configurate, voi potrete essere per tanti fratelli e sorelle le sue mani, il suo sguardo e il suo cuore, secondo il luminoso esempio di san Camillo de Lellis.

Testimoniare la carità sia lo sforzo incessante della vostra Congregazione, carissime Sorelle, una carità che non conosce confini e che parla la lingua d'ogni regione del pianeta. L'umanità contemporanea, provata com'è da antiche e nuove miserie e povertà, ha più che mai bisogno di sperimentare l'amore e la misericordia di Dio. Ha bisogno di sentirsi amata per amare e accogliere la vita. Voi lavorate dove non mancano purtroppo gravi attentati alla vita da parte di una cultura di morte, che tende a diffondersi sempre più nelle società segnate dal materialismo e dal consumismo edonista. Continuate, care Sorelle, a tenere a cuore ed ad operare generosamente su questo "fronte" apostolico. Si tratta di una urgenza pastorale, che chiede di essere affrontata con competenza professionale e ardore apostolico.

4. Per poter svolgere questa esigente missione occorre pertanto un impegno formativo a vasto raggio ed opportunamente il vostro Capitolo intende porre l'accento su tale priorità. È necessario promuovere la vita spirituale e, in sapiente armonia con essa, la dimensione culturale e professionale, quella apostolica e quella del carisma specifico (cfr Esort. ap. Vita consecrata, 71). Si deve poi curare l'aspetto comunitario: esso, infatti, è parte integrante e decisiva della testimonianza ecclesiale, tanto più nelle comunità di vita consacrata, chiamate ad essere segno profetico all'interno del popolo di Dio.

Carissime, accompagno queste mie considerazioni con l'assicurazione di un particolare ricordo nella preghiera, perché scenda, serena e corroborante, la luce dello Spirito Santo su ciascuna di voi e sui lavori capitolari.

La Vergine Maria, Salute degli Infermi, vi assista, e faccia fruttificare ogni vostra iniziativa. Vi dia la gioia e l'amore di servire il suo divin Figlio nel prossimo bisognoso. Vi sia di conforto anche la Benedizione Apostolica, che invio di cuore a voi ed all'intera vostra Famiglia religiosa.

Da Castel Gandolfo, 12 Settembre 2002

IOANNES PAULUS II


[1] Angelo card. Sodano Segr. di Stato di Sua Santità, Acta Apostolicae Sedis, Breve di Beatificazione di Maria Domenica Brun Barbantini Fondatrice delle Ministre degli infermi di S. Camillo, 7 maggio1995, AGMI.

[2] Giovanni Paolo II, Omelia, del 7 maggio 1995, nella solenne beatificazione in piazza S. Pietro, Una nuova primavera nella chiesa, beata Maria Domenica Brun Barbantini,  Velar, Bergamo 1996,  p. 68.

 

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