Pellegrinaggio

Sulle traccie di Maria Domenica
Carissime Sorelle, siamo sul pullman e i nostri passi ci portano a Lucca. Lucca, città amata da tutte noi, perché nel suo disegno di amore, Dio, ci ha fatto nascere a Lucca! E siamo contente e orgogliose che la storia della nostra Famiglia Religiosa abbia incominciato così.
Andiamo alla casa della nostra cara Madre!!! Siamo felici, vogliamo celebrare con Lei il 140° “Dies natalis”, il suo incontro con lo Sposo celeste. E poi, un altro motivo ci spinge a stare accanto a Lei: il 33° Capitolo Generale. Sentiamo il bisogno di chiederle una benedizione speciale, perché ci renda docili allo Spirito Santo, mentre da parte nostra vogliamo promettere alla nostra Madre Fondatrice che seguiremo fedeli la sua ispirazione iniziale.
Ecco che in comunione fra noi e con tutte le Sorelle e i laici che ci accompagnano con la preghiera stiamo facendo l'esperienza di pellegrine, cioè di gente che sente il desiderio di mettersi in cammino alla ricerca dell'essenziale, in un clima di ascolto e di preghiera, vissuto nell’intimità del proprio cuore e nella gioia e condivisione fra noi.
La dinamica propria del pellegrinaggio rivela con chiarezza alcune tappe che il pellegrino raggiunge, e che diventano un paradigma di tutta la sua vita di fede: la partenza rende manifesta la sua decisione di avanzare fino alla meta e conseguire gli obiettivi spirituali della sua vocazione battesimale; il cammino lo conduce alla solidarietà con i fratelli e alla preparazione necessaria per l'incontro con il suo Signore; la visita al Santuario lo invita all'ascolto della Parola di Dio e alla celebrazione sacramentale; il ritorno, infine, gli ricorda la sua missione nel mondo, come testimone della salvezza e costruttore della pace. E importante che queste tappe del pellegrinaggio, vissute in gruppo o individualmente, siano contraddistinte da atti cultuali, che ne rivelino l'autentica dimensione, utilizzando allo scopo i testi suggeriti dai libri liturgici.
Il pellegrinaggio simboleggia l'esperienza dell'homo viator che, appena uscito dal grembo materno, si avvia nel cammino del tempo e dello spazio della sua esistenza; l'esperienza fondamentale d'Israele, che è in marcia verso la terra promessa della salvezza e della libertà piena; l'esperienza di Cristo, che dalla terra di Gerusalemme sale fino al cielo, aprendo il percorso verso il Padre; l'esperienza della Chiesa, che procede nella storia verso la Gerusalemme celeste; l'esperienza di tutta l'umanità, che si protende verso la speranza e la pienezza. Ogni pellegrino dovrebbe confessare: « Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per le mie azioni grande peccatore, per condizione un pellegrino senza tetto della più umile specie, che va errando di luogo in luogo. I miei averi sono un sacco sulle spalle con un po' di pane secco e una Sacra Bibbia che porto sotto la camicia. Altro non ho ».
E io, Suora Ministra degli Infermi, chiamata ad essere pellegrina, verso uno specifico luogo sacro: il santuario della sofferenza di tanti fratelli infermi, bisognosi. Come figlia di Maria Domenica, erede di una vocazione speciale, portatrice di una esperienza particolare: di avere sperimentato la misericordia e la forza guaritrice del Cuore di Gesù e proprio per questo, chiamata a percorre le strade, all’incontro di ogni fratello ferito, per rendere concreto questo ardore di Gesù di amare, di essere presenza solidale, di prendersi cura, con un’immensa tenerezza e guarire soprattutto quelli che si trovano prostrati lungo le strade del mondo.
(21 maggio 2008)