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Maria Grazia

La prima volta che entrai nella Casa di Cura Villa Luisa avvenne inconsapevolmente nel lontano 30 agosto 1965 quando, accompagnata dai miei genitori, andai a far visita ad un bimbo venuto al mondo nel reparto maternità: quel bimbo in seguito divenne mio sposo.
La familiarità e l’affetto verso la Casa di Cura mi accompagnò sempre nel corso degli anni, come anche le cure mediche e non solo quando ne ebbi bisogno. Fu proprio durante una mia degenza che incontrai due suore dell’ordine Ministre degli infermi, Suor Gerarda e Suor Franca, che mi colpirono molto per la loro simpatia e la dedizione con cui si prendevano cura dei loro malati.
Qualche anno più tardi in occasione del 50° anniversario della fondazione della Casa di Cura ricevetti un invito da parte delle suore a partecipare alla festa che si teneva per l’occasione e lo accettai con molto piacere. La partecipazione a tale incontro confermò per l’ennesima volta quel senso di accoglienza e familiarità che avevo già percepito in passato.
Qualche mese più tardi ricevetti una chiamata dall’allora Madre Superiora Suor Franca per un colloquio che ebbe un esito alquanto inaspettato e molto gradito: mi veniva chiesto di poter lavorare e quindi di entrare a far parte della grande famiglia di Maria Domenica Brun Barbantini. Tanta fu la gioia ma altrettanto la sorpresa per una così inaspettata opportunità.

Inizia così la mia esperienza, non conoscendo nulla né della vita della fondatrice e tanto meno dell’ordine.
Fu proprio la mia presenza quotidiana che mi permise di costatare con quanta dedizione queste piccole “formichine di Gesù” si prendono cura dei loro malati non solo del corpo ma anche dell’anima spinte da un profondo senso di generosità e amore; questa realtà rendeva sempre più piacevole la mia presenza nella Casa di Cura.
Della vita della Fondatrice non conoscevo nulla fino a quando un giorno Sr. Celite mi regalò un libro sulla vita della Madre. Inutile dire che, durante la lettura, fui subito colpita dalla figura di questa donna che, pure essendo così fortemente provata da gravi eventi luttuosi, dedicò la propria esistenza al servizio dei più sofferenti e dimenticati, dimenticando a sua volta se stessa.
Donna di grande carisma, attualità ed intelligenza rimane per me una figura di grande esempio e fascino, soprattutto per l’acuta sapienza con cui ha saputo rispondere alle esigenze del momento non dimenticando mai lo spirito d’amore e dedizione.
Molto suggestivo e toccante il suo testamento spirituale con particolare riguardo alle tre ultime volontà rivolte alle sue figlie:
-    Amate Iddio sopra ogni cosa.
-    Amate lo stato in cui, per sua misericordia, Dio vi ha poste.
-    Amatevi le une le altre.


Un amore evangelico, materno e concreto capace di avvolgere tutti coloro che nella propria sofferenza sappiano accogliere un messaggio di salvezza e di speranza.
La mia esperienza mi auguro continui ancora tanti anni al fianco delle suore alle quali devo tanto ma soprattutto a Te Maria Domenica per avermi scelto e portato qui.
Maria Grazia

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